La Pillola Rossa. L’illusione e la realtà.

“You take the red pill… and I show you how deep the rabbit-hole goes…”

L’arte del Taijiquan: il segreto della vita e della Vita

Pubblicato da Stefano su Venerdì 18 Settembre 2009

logo_int143“Con le radici nei piedi, l’energia è lanciata dalle gambe, governata dalla vita e si manifesta nelle mani e nelle dita – dai piedi alle gambe alla vita – tutto unito in un solo impulso”

A settembre sono entrato nel mio decimo anno di pratica del Taijiquan (o Tai Chi Chuan, come preferite). Lo stile che seguo è lo Yang tradizionale ed è per me un percorso lento, intimo, costante e ricco di soddisfazioni. In questo breve post non vorrei parlare del Taijiquan in senso generale, ma condividere con voi alcune riflessioni che ho maturato durante il mio percorso, specialmente negli ultimi due anni, nei quali ho iniziato realmente a godere dei movimenti delle forme e a  percepire il flusso di energia nel mio corpo e in quello dell’opponente.

La citazione, tratta  dai “Classici del Tai Chi”, esprime una realtà con la quale tutti i praticanti di Taijiquan devono prima o poi confrontarsi. Mi sono soffermato molto ultimamente sul percorso corretto che l’energia deve seguire nel corpo, e da quando ho iniziato praticare governando il movimento tramite la vita, rendendo questa il centro e il fulcro, la qualità dei miei movimenti è letteralmente esplosa. Ho iniziato a sentirmi centrato, sferico, integrato. Ora ogni movimento acquista un senso profondo e le prospettive si spalancano: la meta non è più imparare i movimenti ma renderli vivi e pieni di energia.

Come sempre accade, impariamo qualcosa quando siamo pronti per riceverla. Sin dal primo giorno di lezione il mio maestro mi ha insegnato che il movimento nasce dal radicamento, che la vita lo governa e braccia e mani lo esprimono. Ma la realizzazione di un concetto è un processo che va maturato col tempo e con la pratica costante, finché tutto poi non diventa chiaro. Ora mi sento come se fossi di nuovo all’inizio ma con delle solide fondamenta su cui lavorare e costruire un edificio imponente. Sto imparando a fare attenzione a tutti i principi che governano lo stile (i cosiddetti dieci principi di Yang Cheng Fu) per poterli armonizzare e farli vivere nel movimento.

Perché nel titolo di questo post parlo anche della Vita? Perché il Taijiquan mi ha insegnato a cercare la libertà di espressione, l’armonia e a liberare la mente da tutte le infrastrutture che con gli anni mi sono creato. La mente può diventare un grande ostacolo, un impedimento, non ti permette di sentire e ascoltare. Quando i pensieri si fanno spazio con prepotenza l’energia scompare. E proprio attraverso il lavoro sull’energia vitale ho imparato a conoscere meglio le mie emozioni e quelle degli altri, a intuire quello che provano e a godere della loro compagnia. Ho trovato un modo per esprimere la mia interiorità e le mie emozioni e ho capito infine la cosa più importante: la Vita è una grande avventura e viverla con entusiasmo è percorrere il sentiero verso la realizzazione e la felicità.

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Facebook, l’ammazza blog (aka “sono tornato!”)

Pubblicato da Stefano su Giovedì 2 Luglio 2009

facebook-artikel

E’ da più di un anno che non scrivo su questo blog. Ho avuto vari impegni personali che mi hanno lasciato poco tempo, ma il vero motivo di questa assenza è molto semplice: la mia presenza sul web è stata totalmente fagocitata dal fenomeno Facebook.

Apprezzo il lato sociale della piattaforma, sono contento di aver ritrovato vecchi amici e di aver rinsaldato i rapporti con altri, ma il risultato è stato quello di aver smesso di impegnarmi a scrivere sugli argomenti a cui tengo davvero. Il tempo libero che potevo passare davanti al pc ho preferito usarlo “giocando” col social network più famoso del mondo facendo quiz, curiosando nelle foto altrui, commentando gli stati degli amici e scrivendone di miei, solitamente un po’ stupidi e provocatori. Insomma sono passato da un impegno a cui tenevo particolarmente a divertirmi in maniera tutto sommato superficiale, lasciandomi sedurre dagli aspetti più cazzeggiatori di Facebook che lasciano il tempo che trovano.

L’uomo ha bisogno anche di questo, non voglio lanciare giudizi di condanna verso fenomeni come Facebook o Twitter solo perché richiedono meno impegno nella scrittura di un blog che analizza la realtà nei suoi aspetti nascosti. Posso solo dire che l’effetto che hanno avuto su di me  non mi è piaciuto, perché mi hanno tirato fuori quella parte che porta all’indolenza gratuita quando invece sentivo che avrei potuto spendere il mio tempo davanti al PC in altro modo.

Ora per fortuna è scattato qualcosa che mi ha fatto rendere conto della situazione e di tutti gli argomenti su cui vorrei scrivere e che sarebbe un vero peccato non condividere. In questi mesi gli spunti sono stati infiniti, tra i libri che ho letto e gli eventi mondiali… quindi… a presto!

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Ambrosiano e Opus Dei: parliamone!

Pubblicato da Stefano su Domenica 1 Giugno 2008

In attesa di inizare Fratelli di Italia di Ferruccio Pinotti, come ho anticipato in questo post, ho pensato di farmi una cultura “preparatoria” leggendo i suoi due precedenti libri: Poteri Forti (2005) e Opus Dei segreta (2006). Il primo è un’inchiesta sulla vicenda di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano e protagonista di un crack finanziario di proporzioni colossali, conclusasi con la sua tragica morte a Londra nel giugno dell’ 82. Il secondo, su cui vorrei soffermarmi di più in questo post, raccoglie una serie di testimonianze di fuoriusciti dall’Opus Dei, potente organizzazione cattolica fondata negli anni ‘20 del secolo scorso in Spagna da Josemaría Escrivá (1902-1975) e presente ora in tutto il mondo.

Poteri Forti

La vicenda di Roberto Calvi è uno dei grandi scandali che hanno segnato le sorti del nostro paese. La sua morte, avvenuta per impiccagione sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra, è ancora avvolta nel mistero. Ormai sappiamo che si è trattato di omicidio, sappiamo delle “acrobazie finanziarie” dell’Ambrosiano e del suo coinvolgimento nella gestione delle finanze del Vaticano e di ingenti capitali di provenienza incerta. Il libro, denso di informazioni, è una lettura impegnativa. Non voglio farne un riassunto ma stimolare solo la riflessione considerando i molteplici attori in gioco: Calvi, Sindona, Marcinkus, Gelli, P2, Opus Dei, Massoneria, Vaticano, mafia, IOR, banchieri, doppiogiochisti, segreti incoffesabili, tradimenti, indebitamenti da capogiro, CIA, guerra fredda, onorevoli, faccendieri, palazzinari, omicidi, suicidi, ma soprattutto potere (tantissimo) e soldi sporchi (a fiumi) che fanno il giro del mondo e si perdono tra società fantasma, paradisi fiscali, e una vergognosa commistione tra politica, mafia e finanza cattolica. Appare chiara una cosa: Calvi sapeva troppo, meglio morto che in carcere. Così ci avrebbero guadagnato tutti: politici, mafiosi e monsignori.

Opus Dei Segreta

Opus Dei segreta ha un’impostazione diversa. Il libro dà la parola a uomini e donne usciti dall’Opus Dei dopo diversi anni passati nell’organizzazione. Vi sono state alcune critiche per l’impostazione “scandalistica” e a senso unico: tutti gli intervistati, per la maggior parte numerari (laici che dedicano la vita all’Opera e vivono nelle residenze), hanno avuto un’esperienza negativa e di sofferenza, ed è dunque normale che il ritratto presentato dell’Opus Dei sia negativo. Io ho cercato di leggere analizzando i fatti oggettivi, grazie anche alle discussioni in anni passati su queste tematiche con un mio ex-collega numerario. La mia conclusione è questa: l’Opus Dei ha un lato oscuro di cui si deve parlare e dibattere. Questo libro non è un episodio isolato, molti altri simili ne sono stati scritti in passato e molti siti, tra cui spiccano www.opuslibros.org e www.odan.org, denunciano gli abusi e le sofferenze che i membri dell’Opera sono costretti a subire e far subire, segno che evidentemente non si tratta solo di una persecuzione come i vertici dell’organizzazione vorrebbero far credere. I maggiori spunti di rilfessioni mi sono stati dati dalle seguenti considerazioni:

Obbedienza assoluta e visione dell’essere umano. L’Opus Dei nasce nel clima violento della Guerra Civile Spagnola, con evidenti appoggi al regime di Franco. L’idea del cattolicesimo del fondatore Escrivà è militaresca, ideologica, basata sull’obbedienza e sulla considerazione della persona come un numero necessario alla continuazione dell’Opera stessa, a scapito dell’evoluzione personale. E’ emblematica questa frase di Escrivà del 1955: Escogitare, pensare piani personali, essere al centro del proprio pensiero, considerare se stessi come esseri distinti e intoccabili, [...] questo sarebbe un crimine, una depravazione. Questa visione dell’essere umano è alla base delle depressioni, suicidi e stati di malessere di numerosi numerari, che sentono con prepotenza la stranezza di sentirsi dire di essere dei cristiani come tutti gli altri e al tempo stesso avere l’obbligo di chiedere il permesso per vedere i propri genitori, il non poter andare al cinema o a teatro o leggere un libro a piacere. Non esistono i concetti di crescita personale e bisogno di scoprire le diverse sfaccettature dell’esistenza: tutto è appiattito, già scritto, e ciò che è necessario per te lo decidono le persone a cui devi obbedire e confessare ogni tuo sentimento.

Mortificazioni corporali. Questo è uno degli aspetti più controversi e discussi. I numerari sono tenutu a indossare due ore al giorno il cilicio, una cintura metallica con delle punte che penetrano nella carne (si indossa nella parte alta della coscia) e al sabato usare la “disciplina”, una frusta di corda o di cuoio a cinque capi, con cui ci si deve percuotere per la durata di un Salve Regina o un Regina Coeli. Ma le mortificazioni sono anche più sottili: non cercare la comodità, stare in piedi anche se si è stanchi, non bere se si ha sete, eccetera. Le conseguenze sulla psiche sono immaginabili.

Proselitismo esasperato e segretezza. L’apostolato è uno dei principali doveri di un numerario, tanto che viene stabilito per ciascuno un vero “piano” di reclutamento di cui poi si deve rendere conto al proprio direttore. Le residenze universitarie, i club per gli adolescenti, gli incontri pubblici, sono tutti mezzi per cercare nuove persone da incorporare nell’Opera. Naturalmente, per attirare di nuovi membri, non è esplicita la presenza dell’Opus Dei nei suoi centri, scuole e residenze. Non ci sono targhe di identificazione o opuscoli informativi. Persino la sede centrale mondiale dell’Opera a Roma in viale Buozzi 73 è un palazzo anonimo!

Finanza e intrighi. Si parte con la destinazione all’Opera degli stipendi dei numerari, per arrivare a situazioni macroscopiche come il coinvolgimento nella vicenda Calvi-Ambrosiano, le lotte di potere con la fazione “curiale” del Vaticano per la gestione delle finanze e la posizione di potere di numerosi membri nel mondo della politica, dell’alta finanza e delle banche. Tutto questo porta dunque conflitti di interesse, aiuti reciproci poco chiari e fiumi di denaro da muovere e gestire. Ma ufficialmente questo non esiste: l’Opus Dei secondo le parole del fondatore è una Famiglia povera e numerosa. In realtà è un’organizzazione molto elitaria (i numerari devono avere un titolo accademico), che anzi considera le persone di una certa classe sociale come i migliori candidati per avviare l’azione di apostolato e cercar di trasformarli in numerari.

Condizione della donna. E’ innegabile che nella visione dell’Opus Dei la donna sia considerata inferiore all’uomo. Al di là della netta separazione fisica tra uomni e donne nei centri e negli organi di governo, basti pensare che solo per le donne esiste la figura della numeraria ausiliaria, cioè la numeraria dedita a servire gli altri numerari (a cui danno del lei) e ai lavori domestici e nei Centri dell’Opera. Solo le numerarie donne devono dormire su un’asse di legno con solo una coperta di lana sopra e solo loro, a meno che non siano di classe sociale agiata, hanno serie difficoltà a mantenere la propria professione senza subordinarsi ai doveri verso l’Opera come l’apostolato o la gestione di centri in altre città.

Molto altro ci sarebbe da aggiungere, ad esempio sui motivi che hanno portato alla levatura a Prelatura Personale dell’Opus Dei (1982) e alla successiva beatificazione di Escrivà (2002), sul reclutamento dei giovanissimi, sulla sessuofobia, sulla dimensione settaria e sulla vita delle famiglie dei numerari. Per approfondire, oltre ai classici canali (sito ufficiale, Wikipedia, ecc), consiglio la pagina di IBS con i commenti dei lettori al libro e questo video di Rai.tv tratto da Le Storie di Corrado Augias dove il conduttore incontra Ferruccio Pinotti e Giuseppe Corigliano, il direttore dell’ufficio informazioni della prelatura dell’Opus Dei in Italia.

Ogni medaglia ha due facce. Anche e soprattutto in ambito religioso, purtroppo.

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Corrado Malanga: Abductions, Anima, Universo e dintorni

Pubblicato da Stefano su Mercoledì 27 Febbraio 2008

alienpic.jpgMi interesso di Ufologia da parecchi anni. Ricordo ancora le prime conferenze a cui ho assisitito e i primi testi letti sull’argomento. Proprio due giorni fa ho finito di leggere un libro molto particolare scritto da un personaggio molto particolare (mi scuso per la ripetizione ma serve per dare l’idea). Si tratta di Alieni o Demoni – La Battaglia per la vita eterna di Corrado Malanga.

Ricercatore e Docente di Chimica Organica presso l’univeristà di Pisa, Malanga è a mio modo di vedere una delle figure più interessanti nel mondo dell’ufologia moderna, in particolare nell’ambito dei fenomeni di Abductions o Rapimenti Alieni, che studia con tecniche di ipnosi regressiva, Programmazione Neurolinguistica (PNL), grafologia e visualizzazioni. Lo vidi per la prima volta parecchi anni fa a Milano durante una conferenza organizzata dal Gruppo Stargate Toscana, l’organizzazione da lui fondata dopo la fuoriuscita dal CUN, il Centro Ufologico Nazionale. Mi piacque molto il suo approccio multidisciplinare e le sue teorie innovative sulla struttura dell’universo, di cui parlerò più tardi. Potete trovare i suoi articoli nei siti web www.sentistoria.org e www.ufomachine.org.

Il libro, con una quantità impressionante di informazioni, raccoglie le sue conclusioni sul fenomeno delle Abductions, di cui è un esperto studioso ormai da decenni, e devo dire che lo scenario che delina è decisamente inquietante, al punto che potrebbe essere perfetto per la sceneggiatura di un film di fantascienza. Cercherò ora di condensare fino all’osso gli argomenti principali trattati nel libro.

La Teoria del SuperSpin

Secondo la Teoria del SuperSpin di Malanga-Pederzoli il nostro Universo può essere espresso in termini di Spazio, Tempo, Energia e Coscienza. I primi tre costituiscono la componente virtuale o mutabile della realtà, mentre la Coscienza la parte reale o immutabile. Ed è proprio la Coscienza, tramite atti di volontà, a generare lo Spazio, il Tempo e l’Energia, potendo così interagire con l’Universo ed alterarne le leggi locali. Dunque la realtà non sarebbe altro che un’illusione o, in accordo con la teoria dell’Universo Olografico di David Bohm, un gigantesco ologramma: quello che percepiamo con i nostri sensi è la proiezione di un sistema più complesso, dove tutto coesiste contemporaneamente e i concetti di Spazio, Tempo ed Energia vengono a cadere.

Anima e le componenti dell’Uomo

L’Anima è alla base del pensiero di Malanga. Cerchiamo di capire di che cosa si tratta. L’essere umano può essere descritto come la somma di quattro componenti: Corpo, Spirito, Mente e Anima, ciascuna delle quali è formata da tre delle componenti viste poco fa. In particolare l’Anima è formata da Spazio, Energia e Coscienza. Questo cosa implica? L’Anima, essendo priva della componente temporale, è immutabile, immortale, non sa mentire e conosce solo il linguaggio universale degli Archetipi. La sua forte componente coscienziale le permette di poter afferrare la struttura stessa dell’Universo. Ma questa sua unicità è proprio quello che gli alieni vanno cercando…

Lo scopo delle Abductions

Qual è dunque il senso di tutto questo? Qual è la motivazione dietro al fenomeno delle Abductions? La risposta di Malanga è questa: gli Alieni non hanno l’anima, dunque cercano negli esseri umani proprio quello che loro non hanno e che può renderli immortali. Ma c’è di più: non tutti gli esseri umani hanno l’anima! Questa è forse la parte più difficile da digerire di tutto il pensiero di Malanga, ma in base ai dati da lui raccolti sembra proprio che sia così. Anzi, la maggior parte degli esseri umani non la possiede, e il non averla comporta scarsa coscienza di sè e incapacità di vedere le interconnessioni tra le cose. Questo argomento andrebbe ulteriormente approfondito, ad esempio ho sentito dire da Igor Sibaldi, un profondo conoscitore delle scienze esoteriche (del quale parlerò in futuro), che anche gli Gnostici affermavano la stessa cosa.

Razze aliene e tipi di interferenze

Malanga nel corso degli anni ha individuato ben dodici razze di alieni che interferiscono con gli esseri umani. In questa sorta di “bestiario cosmico” le razze principali sono: Saurodi, Orange, Grigi, Esseri di Luce, Sei Dita. Ciascuno ha le proprie caratteristiche fisiche, psicologiche e la propria sfera di influenza. Ad esempio i Grigi, i classici alieni di bassa statura con grandi occhi, non sarebbero altro che esseri artificiali clonati agli ordini di altre razze.

Vi sono poi svariate modalità di “interferenza” con gli esseri umani. La più semplice è l’utilizzo del cervello umano come dispositivo di backup per conservare le memorie aliene alla ricerca di una pseudo-immortalità del pensiero. Questa modalità è detta MAP (Memoria Aliena Passiva) e sovente, durante il trasferimento della memoria, l’addotto viene duplicato per sicurezza nella cosiddetta stanza dei cilindri, ampiamente descritta da tutti i soggetti sotto ipnosi. Una seconda modalità di parassitaggio è quella tipica dell’Essere di Luce: l’agganciarsi direttamente allo Spirito dell’addotto potendone influenzare il comportamento. In questo caso siamo in presenza di una MAA (Memoria Aliena Attiva), una vera e propria volontà autonoma. Questo scenario è la base delle teorie cospirazioniste che vanno sotto il nome di NWO (New World Order) secondo le quali una stretta elite economico-finanziaria controllata dagli alieni regge il destino del mondo intero, con lo scopo di dirigere e controllare le nostre vite.

Esistono poi rapimenti di giovani donne a scopo di fecondazione, che non sono altro che il tentativo di “agganciare” l’Anima al DNA alieno, e per finire vi è il grande sottocapitolo della presenza di militari “collusi” con il potere alieno, il cui ruolo è ancora poco chiaro. Forse si tratta di un patto segreto di scambio di poteri e sfere di influenza (ed è qui che si inserisce l’argomento dei microchip alieni con cui si potrebbe controllare “remotamente” il malcapitato). Ma da dove deriva la capacità di fare tutto questo? Abbiamo detto che l’universo percepito è virtuale. Gli alieni sarebbero dunque capaci di modificare la virtualità, ad esempio fermando localmente il tempo e “prelevando” indisturbati l’addotto. Manipolando lo spazio possono per esempio passare attraverso le pareti, proprio come nei racconti sotto ipnosi. Insomma, c’è una vera e propria “fisica delle abductions” che Malanga descrive scrupolosamente e che potete trovare in questo articolo.

Il lavoro sugli addotti e conclusioni

Malanga, nel corso degli anni, sembra aver trovato una serie di metodologie per liberare gli addotti dal parassitaggio alieno e impedire il ripetersi dei rapimenti. Attraverso l’ipnosi delle singole componenti Mente Spirito e Anima, tutte e tre dotate di Coscienza e dunque ipnotizzabili separatemente (interessante la possibilità di dialogare letteralmente con loro), l’addotto prende sempre più consapevolezza di sè e del problema. Spesso vengono messi sotto ipnosi le stesse MAA aliene, tecnica che ha permesso di ottenre una mole di dati finora impensabile su questi esseri. Vengono usate anche tecniche di PNL particolari che permettono di rivedere come in un film – ma da un’angolazione differente – tutte le fasi del rapimento (l’inconscio registra ogni cosa e non è capace di mentire). Il metodo SIMBAD (Self Induced Method for Blocking Abductions Definitively) infine, tramite la costruzione nella Mente di una realtà virtuale dove le diverse componenti della persona si ritrovano attorno ad una tavola rotonda, permette di modificare direttamente la virtualità ed eliminare il problema attraverso dei veri e propri atti di volontà dell’Anima.

E’ proprio quest’ultimo secondo me il punto più interessante del libro e una delle conclusioni più accattivanti. Tramite la volontà creatrice dell’Anima possiamo modificare la realtà circostante, annullando di fatto le abductions: se la consapevolezza è abbastanza elevata basta l’atto di volontà di rifutarsi di andare con loro e di volerli espellere in caso di parassitaggio per eliminare definitivamente il problema. Questa parte delle teorie di Malanga hanno numerosi risvolti nell’esoterismo, nella psicanalisi, nella fisica quantistica, dimostrando come sia necessario un approccio multidisciplinare nell’affrontare un argomento così complesso. Apprezzo Corrado Malanga per la sua apertura mentale e il suo non fossilizzarsi in un solo aspetto del problema. Si può anche non essere d’accordo con le sue conclusioni, ma credo che sappia dimostrare curiosità verso tutti gli aspetti dell’esistenza. Chissà, forse tutto quello che ho scritto potrebbe essere il frutto di una serie di menti malate e schizofreniche, tra cui anche quella dell’autore del libro, ma mi sembra una conclusione troppo semplicistica.

Ma siamo sicuri che una cosa non è vera solo perché non è credibile secondo la scienza ufficiale o il pensiero dominante? Non potrebbe essere anche una questione di scarsa conoscenza dei fatti?

Sono mille le questioni che il libro solleva. Ad esempio tutti gli alieni sono negativi? I cosiddetti “contattisti” che vedono negli alieni degli esseri superiori che si preoccupano dell’evoluzione del nostro pianeta hanno preso un abbaglio? E ancora: fino a che punto gli alieni avrebbero influenzato i potenti della terra? Che rapporto c’è tra gli alieni e le religioni e gli dei delle scritture di tutto il mondo?

In questo post ho fatto una toccata e fuga degli argomenti principali del libro, ma servirebbero molte ore per parlare di ciascuno di essi e di come siano stati sviscerati profondamente dall’autore. Quello che mi interessava fare era dare un quadro generale della situazione.

Ho sempre apprezzato chi sa gettare dei ponti tra le discipline più disparate. Corrado Malanga, con le sue ricerche in un ambito sicuramente non convenzionale, si è guadagnato la mia stima.

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Pinotti e Di Bernardo: incontro sulla massoneria italiana

Pubblicato da Stefano su Martedì 22 Gennaio 2008

massoneria.gifDa alcune settimane la BUR ha dato alle stampe il libro Fratelli d’Italia di Ferruccio Pinotti, un maxi-inchiesta di più di settecento pagine sulla massoneria in Italia. Ieri sera ho partecipato ad un incontro con l’autore in una libreria Feltrinelli della mia città. Per conoscere meglio questo interessante giornalista, già autore di Opus Dei segreta e Poteri Forti, cliccate sul suo sito http://www.grandinchieste.it.

Non ho ancora avuto il piacere di leggere il libro, ma dalle opinioni sentite in merito in questo periodo e soprattutto dalla conferenza di ieri, si preannuncia esplosivo. In sala era presente anche il professor Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, che da alcuni anni è uscito definitivamente dall’organizzazione e ha accettato di farsi intervistare da Pinotti per la stesura di alcune parti del libro.

Durante la prima parte dell’incontro è stato illustrato come Fratelli d’Italia affronti l’argomento da molti punti di vista: vi sono interviste esclusive ad alcuni protagonisti come lo stesso Di Bernardo, Francesco Cossiga e il “grande vecchio” della P2 Licio Gelli, vengono analizzate le logge italiane ufficiali e i rapporti della massoneria con la finanza, la criminalità organizzata e la Chiesa, toccando anche le vicende più recenti della nostra storia come le inchieste di Woodcock e De Magistris.

Durante seconda parte è stato dato spazio agli interventi del pubblico, e com’era prevedibile si è scatenato il putiferio: da un lato le accuse alla massoneria (dirette esplicitamente anche a Di Bernardo) vista come organizzazione detentrice di un potere occulto che favorisce carriere ingiustificate, trama nell’ombra e influenza pesantemente la politica, dall’altro la difesa da parte di alcuni appartenenti alla “Libera Muratoria” che vedono in queste accuse solo la ricerca di un capro espiatorio e una mancanza di obiettività. Molti interventi erano mirati a far luce sulle cosiddette “logge coperte” e sul loro rapporto con quelle ufficiali, tema sul quale Di Bernardo è intervenuto facendo luce sulla controversa figura di Gelli e spiegando come la massoneria sia uno specchio della società: la corruzione di quest’ultima porta inevitabilmente all’infiltrazione di personalità criminali e di segretezza anche nelle logge, le quali poi difficilmente possono essere “ripulite” dai rami marci. Secondo il professore il vero spirito della massoneria si trova nella massoneria inglese, che a suo dire rimane ancora un’organizzazione di carattere iniziatico che mira al perfezionamento dell’uomo.

E’ stato un incontro davvero interessante, che ha stimolato in me ancor di più la curiosità per questo mondo misterioso: Fratelli d’Italia sarà uno dei prossimi libri che leggerò e che commenterò su questo blog.

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Eugenio Benetazzo: capire l’economia per capire il mondo

Pubblicato da Stefano su Lunedì 10 Dicembre 2007

bestbefore.jpgAlcuni mesi fa molti di noi sono stati impegnati nella scelta della destinazione delle proprie quote di TFR. Senza entrare nel merito di questa spinosa (e oserei dire anche spiacevole) questione, vorrei parlarvi di un personaggio nel quale mi sono imbattuto proprio in una mia scorribanda in rete a caccia di informazioni e approfondimenti per scegliere con criterio il destino da dare alla mia liquidazione.

Mi riferisco a Eugenio Benetazzo. Chi è mai costui? E’ un giovane economista indipendente, specializzato nel mondo del trading, di cui sentiremo parlare sempre più spesso. Leggiamo una presentazione direttamente dalla Home Page del suo sito web (http://www.eugeniobenetazzo.com): Eugenio Benetazzo è il primo ed unico predicatore finanziario in Italia, è stato battezzato il Beppe Grillo dell’Economia per il suo modo di porsi, irriverente e dissacratore, caratterizzato da un’analisi lucida e critica senza eguali basata sulla radiografia ed evoluzione dell’attuale scenario macroeconomico mondiale. Vive a lavora tra l’Italia e Malta, è ospite opinionista di numerosi palinsesti televisivi e trasmissioni radiofoniche su tematiche legate al risparmio gestito, alla globalizzazione, al signoraggio e soprattutto al sistema bancario italiano. I suoi shows finanziari, unici ed irripetibili per il taglio critico senza rivali, sono stati acclamati dalla stampa di settore come fenomenali eventi di informazione mediatica indipendente, grazie alla meticolosa indagine inquisitoria unita ad una narrazione incalzante, che catturano il pubblico lasciandolo letteralmente incollato alla sedia.

Se proseguiamo ad informarci sul suo conto scopriamo che ha pubblicato due libri, un DVD, ed è molto presente su YouTube con le sue “videopillole” (http://it.youtube.com/profile_videos?user=eugeniobenetazzo&p=r). La conclusione a cui si arriva è che Benetazzo sia diventato piuttosto famoso e apprezzato soprattutto tra i profani che cercano di approfondire alcuni argomenti “ostici” come la finanza, il mondo bancario, la gestione del risparmio e la macroeconomia. Tra i suoi video il primo che ho visto si intitola “La verità sul TFR” (http://it.youtube.com/watch?v=XNMPK5M7Siw). La tesi sostenuta in questa videopillola è molto semplice: gli italiani si sono accorti che i fondi di investimento bancari sono inefficienti e hanno inizato a “smobilizzare” il denaro investito. Le banche, attraverso la riforma della previdenza complementare (grazie anche al famigerato silenzio assenso) non farebbero altro che cercare di riprendersi il denaro che i clienti hanno ritirato. Risulterebbe inoltre evidente, per una manovra di tale portata, la collusione tra il governo e il mondo bancario.

Colpito dalla sua preparazione e assetato di conoscenza riguardo agli argomenti che tratta, ho comprato e da poco finito il suo ultimo libro intitolato Best Before – Preparati al Peggio. Si tratta di un saggio ispirato a BLEKGEK, lo show finanziario itinerante (e gratuito) che Benetazzo porta in giro per l’italia, riscuotendo un notevole successo di pubblico. Il libro tocca temi differenti, tutti molto interessanti. Per avere un’idea degli argomenti esposti, questa è la scaletta dei capitoli:

1 – No oil, no party: il picco di produzione del petrolio
2 – Preparati al peggio: la fine del turbocapitalismo
3 – USA ed Arabia Saudita: la coppia che scoppia
4 – Chi ti assicura che sei assicurato?
5 – Addio Bel Paese: storia di un paradiso perduto

Consiglio vivamente la lettura di Best Before anche se (a partire dal titolo), lo scenario futuro che delina è estremamente pessimistico: prezzo del petrolio alle stelle, indebitamento collettivo, borsa senza controllo, inquinamento, recessione economica. Molte delle sue previsioni si sono avverate, e sono portato sempre di più a pensare che il suo pessimismo sia semplicemente realismo. In ogni caso argomenta con chiarezza e autorevolezza le sue posizioni, se certe conclusioni possono sembrare esagerate sono comunque un punto di partenza per conoscere meglio l’argomento.

Trovo che Benetazzo sia molto preparato ma soprattutto sappia spiegare con chiarezza argomenti che ancora sono considerati per “iniziati”. Ha una capacità divulgativa formidabile, aiutata da un linguaggio graffiante, e non esita a svelare i retroscena spesso inquietanti dietro alle decisioni delle banche, dei governi e delle grandi corporations (con tanto di nomi e cognomi). Mi ha aiutato a capire meglio la complessità del mondo in cui viviamo, e in ogni caso la sensazione che mi ha trasmesso è che stia dalla parte dei cittadini, e trovo questo fatto molto positivo in un mondo in cui l’economia e la finanza sono presenti in infiniti aspetti della nostra vita ma purtroppo ancora difficilmente comprese.

Buona lettura!

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I Pilastri Della Terra: breve giudizio finale

Pubblicato da Stefano su Venerdì 30 Novembre 2007

pillars.jpgAggiungo una breve riflessione alle migliaia di righe che sono già state spese dai milioni di persone che hanno avuto il piacere di leggere questo voluminoso tomo: beh, davvero un gran bel libro! L’ho terminato qualche giorno fa, da molto tempo non mi appassionavo così tanto a un romanzo.

La tecnica narrativa di Ken Follett intreccia gli avvenimenti alla perfezione, nulla è lasciato al caso e i colpi di scena che constringono a non abbandonare la lettura sono inseriti nei punti giusti. Ne I Pilastri della Terra (ambientato nel dodicesimo secolo in Inghilterra del sud) il simpatico scrittore britannico (lo avete visto ospite da Fabio Fazio?) bilancia con maestria le vicende storiche reali con le vite dei personaggi di sua fantasia, dipingendo un affresco realistico di un’epoca affascinante e tremenda. E sono proprio i personaggi, a mio parere, la vera forza del libro. La vicenda si svolge nell’arco di 35 anni e questo permette di affezionarsi alle loro vite, il loro lavoro, le loro scelte difficili. Tom il costruttore, il priore Philip, Ellen, ma soprattutto Jack e Aliena… difficilmente potrò dimenticarmi di loro, appassionati, combattivi, mai disposti ad arrendersi durante il loro cammino.

Dalla caratterizzazione dei personaggi ho trovato molto netta la separazione tra il Bene e il Male: l’autore infatti porta letteralmente a odiare i protagonisti negativi come Waleran, William e anche Alfred… abusi di potere, violenze, sangue che viene fatto scorrere a fiumi, in contrapposizione ai protagonisti che credono nell’amore (umano o divino che sia) come strumento indispensabile per affrontare le difficoltà della vita.

Ho apprezzato molto le descrizioni delle tecniche costruttive della cattedrale di Kingsbridge (forse è lei la vera protagonista del romanzo!) che fanno quasi toccare con mano le sue colonne e le sue guglie, sempre circondate da frati indaffarati tra riti, preghiere e rispetto per le regole. La ricostruzione storica di questa fase del medioevo inglese non tralascia inoltre le abitudini quotidiane, il sistema economico e di potere, le tecniche di guerra e le immancabili lotte intestine tra i potenti condite con intrighi, tradimenti e capovolgimenti di fronte.

Insomma una grande esperienza di lettura che consiglio a chiunque!

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Franco Battiato: niente è come sembra

Pubblicato da Stefano su Martedì 13 Novembre 2007

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C’è un personaggio nel panorama artistico e culturale italiano che seguo incessantemente da molti anni. E’ un uomo che ha osato, sperimentato, innovato e si è sempre messo in discussione con sfide nuove e appassionanti. Da quasi quarant’anni si addentra nelle profondità dell’anima e dell’interiorità dell’uomo, esprimendo la sua personale ricerca nella musica e nei film.
E’ Franco Battiato.

Il mio viaggio nella conoscenza di questo artista eccelso iniziò molto tempo fa. Era il 1982 e regalammo a mio padre per il compleanno l’album L’arca di Noè, uscito da pochissimo. Avevo appena 6 anni e ascoltavo in casa canzoni come Radio Varsavia e La Torre. Mi piacevano ma ancora mi chiedo come mai, dato che non ne capivo assolutamente il senso! Forse le melodie, forse la sua voce, forse il senso di mistero che mi suscitavano…

Quel periodo terminò e Battiato per me finì nel dimenticatoio. Quindi qualche anno fa, scambiando musica con gli amici, mi capitarono tra le mani alcune sue canzoni. Iniziai a sentirle e… non smisi più. Finalmente le capivo! Non potevo staccarmene, ormai ero pronto per conoscere definitivamente un artista unico nel suo genere, e da allora è stata una continua scoperta.

Scrivo queste righe su Franco Battiato sulla scia della giornata di ieri: ho assistito prima a un incontro con lui in una libreria, e alla sera ho visto al cinema il suo ultimo film Niente è come sembra, con la presenza dello stesso Battiato a inizio film. E’ un film piuttosto breve, di circa 70 minuti, che ha raccolto pareri discordanti tra il pubblico e la critica. La trama a grandi linee è questa: Giulio Varga è un professore di Antropologia Culturale appassionato di feste e tradizioni etnico-popolari e durante una spedizione per documentare un rituale di origini pre-cristiane si perde nel bosco. Fortunatamente trova rifugio in una casa e qui si trova coinvolto in una discussione con gli altri ospiti sul senso dell’esitenza. Ogni personaggio illustra il proprio punto di vista. C’è l’ateo, l’agnostico, chi ha perduto la fede, lo scienziato disposto a credere, c’è chi si esprime cantando (protagoniste della scena le fantastiche MAB) e chi facendo i tarocchi (il grande Alejandro Jodorowsky). Questa esperienza, forse, lascerà qualcosa nell’anima del protagonista.

Evidentemente non è un film nel senso classico del termine. La storia che racconta è praticamente inesistente, è in sostanza un pretesto per parlare delle tematiche che al regista stanno più a cuore. Ed è per questo che Niente è come sembra mi è piaciuto. Perché seguo e condivido la ricerca spirituale che Battiato porta avanti da sempre. Chi non è interessato alle sue tematiche è meglio che il film non lo veda: perderebbe tempo perché si annoierebbe guardando personaggi singolari parlare di argomenti ancora più singolari. Ma chi si è già addentrato in un percorso di ricerca e conosce il modo in cui Battiato si esprime vedrebbe dei frammenti di “infinito” in ogni scena, dove nulla è lasciato al caso e tutto contribuisce a far nascere la sensazione di quanto sia ardua e difficile la salita verso la Conoscenza, ma anche meravigliosa. Si spazia dal buddismo alla nuova fisica, dalle origini dell’universo alla fede e all’importanza dell’esperienza. E’ un film ipnotico, è come un breve viaggio nell’Anima. Andata e ritorno, e ti ritrovi con qualcosa in più dentro di te. Capisco perché il regista lo ha realizzato senza pensare alla critica e al linguaggio tradizionale del cinema: il suo scopo era diverso, era quello di esprimere con il mezzo cinematografico quello che normalmente esprime nelle sue canzoni. Ecco, il film è come una sua canzone, è una canzone molto lunga.

Ci sono ovviamente dei punti del film che non condivido, ad esempio è secondo me troppo corto e molti dialoghi sono un po’ stereotipati, anche come recitazione. Credo però che critiche di questo tipo debbano passare in secondo piano per un’opera non convenzionale come questa, che deve essere letta senza usare il metro di giudizio che si ha per le opere più commerciali.

L’ultima cosa che vorrei dire è che mi ha sempre reso felice vedere quanti ragazzi giovani ci siano ai suoi concerti (ho assistito a tre suoi live, sia classici che rock) e ai suoi interventi. Il suo pubblico è molto più giovane di quello che pensavo. E’ bello vedere che siamo in tanti ad essere trascinati dal suo amore per l’arte e la cultura. E’ anche grazie ad artisti come lui che noi giovani riusciamo a capire che in questo mondo, sempre di più, niente è come sembra.

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Omaggio a Terminator 2 – Il giorno del Giudizio

Pubblicato da Stefano su Mercoledì 17 Ottobre 2007

Ricordo ancora quando nel lontano 1991 andai al cinema a vedere Terminator 2. Ero in compagnia di un mio compagno di classe, Pierluca Bordignon, un simpatico ragazzo romano “trapiantato” a Milano. Eravamo amici, entrambi avevamo la passione per il computer e la fantascienza e decidemmo di andare a vedere il film insieme. I trailer in TV mostravano scene con effetti speciali mai visti prima dove il malvagio T1000 si liquefaceva e assumeva sembianze di altre persone… come avrebbe fatto il povero Schwarzy, stavolta nel ruolo del buono, a cavarsela?

Il film mi coinvolse completamente… alcune scene sono tuttora scolpite nella mia mente in modo indelebile, come la battaglia iniziale tra robot nel futuro, l’inseguimento camion-moto, l’esplosione nucleare, il T1000 che sale dal pavimento a scacchi dell’ospedale oppure quando si ricompone dopo essere stato sbriciolato dall’azoto liquido. Era tutto estremamente emozionante e innovativo, quasi non credevo ai miei occhi. Io e il mio amico, tornando poi a casa, ogni due secondi ripetevamo “stupendo… non è possibile…”, insomma eravamo letteralmente in estasi e lo siamo rimasti per giorni! Il punto di forza del film secondo me è il mix formidabile tra effetti speciali, tematiche e atmosfera.

Il fatto che i protagonisti avessero la consapevolezza del destino del mondo in mezzo ad un’umanità del tutto ignara del futuro mi fece venire la pelle d’oca, forse perchè avrei voluto essere nei loro panni per sentirmi importante e fondamentale per il mondo come lo erano loro. Inoltre mi sono sempre piaciuti gli scenari apocalittici, dove si deve lottare e stringere i denti per sopravvivere!

Per me fu scioccante anche la tematica del destino. Il film mi mostrò che nonostante alle porte ci fosse una catastrofe, era comunque possibile combattere per evitarla e per costruire un futuro migliore, anche se gli ostacoli sembravano insormontabili. Quindi compresi l’enorme portata della fantascienza e quanto avrebbe potuto sempre emozionarmi: grazie ad essa si poteva inventare uno scenario e “spacciarlo” per reale, e da qui costruire una storia che toccasse temi importanti.

Sempre sul tema del destino mi fece riflettere il tema del viaggio nel passato con i conseguenti paradossi che questo inevitabilmente porta con sè. In Terminator 2, in particolare, è presente il cosiddetto paradosso di conoscenza (vedi a questo proposito il relativo link Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Viaggio_nel_tempo#Conoscenza): nel film scopriamo che la tecnologia per costruire Skynet e che sta alla base dei robot viene sviluppata copiando quella del braccio del primo robot terminator che viaggia nel passato e finisce stretto in una morsa. Il paradosso sta nel fatto che si genera conoscenza dal nulla che porta a precisi risultati, violando il principio secondo il quale la conoscenza può esistere solo come risultato di processi di risoluzione di problemi, quali l’evoluzione biologica e il pensiero umano.

Infine, da appassionato di computer e tecnologie, trovai interessante e curioso il rapporto tra il Terminator e il ragazzo. I due imparano ad avere fiducia l’uno nell’altro e grazie a questo rapporto il robot intuisce il significato della vita degli uomini (indimenticabile la scena in cui capisce perchè gli umani piangono). Il fatto che una macchina fosse autocosciente e che provasse anche delle emozioni fece sorgere in me mille domande: cosa ci avrebbero riservato la tecnologia e la robotica nel futuro? Le macchine avrebbero mai potuto ribellarsi ai loro creatori? L’abuso tecnologico avrebbe portato l’umanità all’estinzione?

E poi il finale… memorabile e tristissimo… dove Schwarzy si fa “terminare” per il futuro dell’umanità. John Connor piange, sua madre si trattiene a stento. Anch’io ci rimasi malissimo ma la mia tristezza scomparve quando sentii Sarah Connor pronunciare le ultime parole del film: «Il futuro, di nuovo ignoto, scorre verso di noi, e io lo affronto per la prima volta con un senso di speranza, perché se un robot, un Terminator, può capire il valore della vita umana, forse potremo capirlo anche noi». Un brivido lungo la mia schiena. E’ davvero tutto finito? L’umanità è salva?

Terminator 2 – Il giorno del Giudizio rimase in assoluto il mio film preferito. Poi arrivò The Matrix, ma questa è un’altra storia… anzi, un altro cinema!

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Mimetismo

Pubblicato da Stefano su Martedì 9 Ottobre 2007

Oggi vi posto un pensiero di un caro amico artista, Giuseppe Siliberto, per il quale ho realizzato il sito web sulla sua attività artistica e letteraria. Vi invito a visitarlo!

1) I politici dalle mani sporche pescano nella melma. Quando li si scopre, è perché sono dentro fino alla testa.

2) Mentre noi lavoriamo, qualcuno discute su come dobbiamo farlo. Sono gli esperti del cazzo. Ogni parere partorisce una cazzata. Per questo il mondo è popolato di mostri.

[www.giuseppesiliberto.it]

Sole di luna

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