Con Paolo Barnard (http://www.paolobarnard.info) vorrei inaugurare una serie di post dedicati ad alcuni italiani che io considero “eccellenti” e particolarmente adatti a un blog come questo, che parla delle verità che si nascondono ai nostri occhi, di qualsiasi tipo esse siano e senza sfociare in banalità.
Molti conoscono già Barnard come co-fondatore di Report e per le sue inchieste mandate in onda da questa trasmissione. Alcuni dei temi da lui trattati per la Rai sono stati il terrorismo, la globalizzazione e il business dei farmaci. Il suo rapporto con la Rai si è poi bruscamente interrotto a causa della cosiddetta “censura legale”. Cerchiamo di capire di che cosa si tratta dalle sue stesse parole: “Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’. Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ‘scomode’”. Questo problema, la mancata copertura legale dei giornalisti di inchiesta, è tra l’altro venuto alla ribalta recentemente quando il medesimo trattamento è toccato a tutti i giornalisti di Report (anche se poi la RAI ha fatto marcia indietro, ma per il futuro ci sono poche certezze). Pochi però ricordano che Barnard ne parlò già quasi 5 anni fa sollevando con energia il problema della libertà di informazione in Italia.
Come ho conosciuto Paolo Barnard? Lo ascoltai per la prima volta l’anno scorso ad una conferenza dal titolo “Libertà di pensiero o pensiero unico?”, con ospite anche Antonella Randazzo, altro personaggio secondo me straordinario su cui scriverò qualcosa in seguito. Notai subito con piacere il fervore con cui esprimeva le proprie idee, la sua chiarezza e il suo tono di voce. Incuriosito dagli ideali di correttezza e responsabilità di cui si faceva portatore nel mondo del giornalismo, acquistai pochi giorni dopo il suo documentatissimo libro “Perché ci odiano”, basato sul conflitto tra Israele e Palestina, dove le radici storiche della guerra e le rispettive responsabilità sono analizzate con rigore e lucidità. Sullo stesso tema Barnard ha pubblicato su YouTube una serie di video da non perdere dal titolo “Palestina: capire il torto”.
In questi ultimi mesi Barnard si sta dedicando, tra le altre cose, ad una nuova serie di video e articoli sul Potere. Potere in che senso? Lo possiamo capire dall’incipit del sesto articolo della serie, intitolato “Questo è il potere”: “Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo”. Vi assicuraro che vale la pena leggerlo: mantiene le promesse. Per leggere gli articoli menzionati andate nella sezione “Alcune considerazioni su…” del suo sito personale e cliccate sui diversi articoli “Il Potere 1″, “Il Potere 2″ e così via.
Questi interventi rimarcano un altro argomento che sta molto a cuore al nostro giornalista e sul quale ha abbondantemente parlato: l’industria della denuncia e dell’indignazione. Egli afferma che i più celebri personaggi in Italia che fanno controinformazione, come Grillo, Santoro e Travaglio (celebre lo “scontro” con quest’ultimo) sono in realtà inutili e dannosi: occupandosi quasi esclusivamente dei “burattini” del potere e del loro “cortiletto”, distologono l’attenzione sui grandi temi come la vera natura dell’assetto economico-finanziario mondiale, la verità su Israele e Palestina o l’origine e gli scopi della globalizzazione. I temi davvero importanti sarebbero quindi taciuti, e inoltre, dato che già essi si occupano dei “grandi problemi” dell’Italia con una costante visibilità mediatica ed eventi spettacolari come i v-day, i cittadini rischiano di sentirsi sollevati dalle proprie responsabilità. Questa sorta di auto-assoluzione che ci viene data dai “paladini dell’antisistema” sarebbe deleteria perché dovremmo capire che noi stessi siamo parte del problema, che è di natura sostanzialmente culturale e che ci porta sempre e comunque a formare quelle “mafie o parrocchie” che rovinano il tessuto sociale di questo Paese.
In particolare, le “puntate” 4, 5 e 6 degli articoli sopra menzionati sono accompagnate con dei video a dir poco illuminanti che mi preme particolarmente segnalarvi, e non sono altro che la molla che ha fatto scattare in me il desiderio di scrivere questo articolo. Potrei parlare del loro prezioso contenuto per ore, ma mi limiterò invece, per incuriosirvi, a riportare le parole con le quali ciascun video inizia.
1) Paolo Barnard svela il Trattato di Lisbona
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“C’è stato un colpo di stato in Europa. Questa, che è la Costituzione della Repubblica Italiana, non dico che possiamo stracciarla, ma quasi. Il colpo di stato c’è stato, non è una battuta, non ne ha parlato nessuno nei media ed è l’argomento di questa sera: si chiama Trattato di Lisbona…”
2) Ecco come morimmo
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“C’è una domanda che tutti ci facciamo e tutti vi fate, che è una domanda centrale, assillante: la domanda è “perché le cose non cambiano?” Perché nonostante decenni di manifestazioni, di gruppi che si sono organizzati, di proteste, le cose in realtà sembrano non cambiare mai?…”
3) Questo è il potere
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“In questa serie di video vi parlo di chi è oggi il potere [...], questa sera parliamo del potere reale che ci comanda la vita, chi è oggi, i nomi e i cognomi soprattutto…”
Seguiteli con attenzione e vi renderete conto perché Paolo Barnard mi ha colpito così tanto. Cultura, preparazione, coraggio, grande capacità di sintesi e una formidabile chiarezza espositiva lo rendono tra i massimi giornalisti in Italia ancora degni di questo titolo.

“Con le radici nei piedi, l’energia è lanciata dalle gambe, governata dalla vita e si manifesta nelle mani e nelle dita – dai piedi alle gambe alla vita – tutto unito in un solo impulso”



Mi interesso di Ufologia da parecchi anni. Ricordo ancora le prime conferenze a cui ho assisitito e i primi testi letti sull’argomento. Proprio due giorni fa ho finito di leggere un libro molto particolare scritto da un personaggio molto particolare (mi scuso per la ripetizione ma serve per dare l’idea). Si tratta di Alieni o Demoni – La Battaglia per la vita eterna di Corrado Malanga.
Alcuni mesi fa molti di noi sono stati impegnati nella scelta della destinazione delle proprie quote di TFR. Senza entrare nel merito di questa spinosa (e oserei dire anche spiacevole) questione, vorrei parlarvi di un personaggio nel quale mi sono imbattuto proprio in una mia scorribanda in rete a caccia di informazioni e approfondimenti per scegliere con criterio il destino da dare alla mia liquidazione.
Aggiungo una breve riflessione alle migliaia di righe che sono già state spese dai milioni di persone che hanno avuto il piacere di leggere questo voluminoso tomo: beh, davvero un gran bel libro! L’ho terminato qualche giorno fa, da molto tempo non mi appassionavo così tanto a un romanzo.
Ricordo ancora quando nel lontano 1991 andai al cinema a vedere Terminator 2. Ero in compagnia di un mio compagno di classe, Pierluca Bordignon, un simpatico ragazzo romano “trapiantato” a Milano. Eravamo amici, entrambi avevamo la passione per il computer e la fantascienza e decidemmo di andare a vedere il film insieme. I trailer in TV mostravano scene con effetti speciali mai visti prima dove il malvagio T1000 si liquefaceva e assumeva sembianze di altre persone… come avrebbe fatto il povero Schwarzy, stavolta nel ruolo del buono, a cavarsela?

