La Pillola Rossa. L’illusione e la realtà.

“You take the red pill… and I show you how deep the rabbit-hole goes…”

Archivio per Novembre 2007

I Pilastri Della Terra: breve giudizio finale

Pubblicato da Stefano su Venerdì 30 Novembre 2007

pillars.jpgAggiungo una breve riflessione alle migliaia di righe che sono già state spese dai milioni di persone che hanno avuto il piacere di leggere questo voluminoso tomo: beh, davvero un gran bel libro! L’ho terminato qualche giorno fa, da molto tempo non mi appassionavo così tanto a un romanzo.

La tecnica narrativa di Ken Follett intreccia gli avvenimenti alla perfezione, nulla è lasciato al caso e i colpi di scena che constringono a non abbandonare la lettura sono inseriti nei punti giusti. Ne I Pilastri della Terra (ambientato nel dodicesimo secolo in Inghilterra del sud) il simpatico scrittore britannico (lo avete visto ospite da Fabio Fazio?) bilancia con maestria le vicende storiche reali con le vite dei personaggi di sua fantasia, dipingendo un affresco realistico di un’epoca affascinante e tremenda. E sono proprio i personaggi, a mio parere, la vera forza del libro. La vicenda si svolge nell’arco di 35 anni e questo permette di affezionarsi alle loro vite, il loro lavoro, le loro scelte difficili. Tom il costruttore, il priore Philip, Ellen, ma soprattutto Jack e Aliena… difficilmente potrò dimenticarmi di loro, appassionati, combattivi, mai disposti ad arrendersi durante il loro cammino.

Dalla caratterizzazione dei personaggi ho trovato molto netta la separazione tra il Bene e il Male: l’autore infatti porta letteralmente a odiare i protagonisti negativi come Waleran, William e anche Alfred… abusi di potere, violenze, sangue che viene fatto scorrere a fiumi, in contrapposizione ai protagonisti che credono nell’amore (umano o divino che sia) come strumento indispensabile per affrontare le difficoltà della vita.

Ho apprezzato molto le descrizioni delle tecniche costruttive della cattedrale di Kingsbridge (forse è lei la vera protagonista del romanzo!) che fanno quasi toccare con mano le sue colonne e le sue guglie, sempre circondate da frati indaffarati tra riti, preghiere e rispetto per le regole. La ricostruzione storica di questa fase del medioevo inglese non tralascia inoltre le abitudini quotidiane, il sistema economico e di potere, le tecniche di guerra e le immancabili lotte intestine tra i potenti condite con intrighi, tradimenti e capovolgimenti di fronte.

Insomma una grande esperienza di lettura che consiglio a chiunque!

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Franco Battiato: niente è come sembra

Pubblicato da Stefano su Martedì 13 Novembre 2007

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C’è un personaggio nel panorama artistico e culturale italiano che seguo incessantemente da molti anni. E’ un uomo che ha osato, sperimentato, innovato e si è sempre messo in discussione con sfide nuove e appassionanti. Da quasi quarant’anni si addentra nelle profondità dell’anima e dell’interiorità dell’uomo, esprimendo la sua personale ricerca nella musica e nei film.
E’ Franco Battiato.

Il mio viaggio nella conoscenza di questo artista eccelso iniziò molto tempo fa. Era il 1982 e regalammo a mio padre per il compleanno l’album L’arca di Noè, uscito da pochissimo. Avevo appena 6 anni e ascoltavo in casa canzoni come Radio Varsavia e La Torre. Mi piacevano ma ancora mi chiedo come mai, dato che non ne capivo assolutamente il senso! Forse le melodie, forse la sua voce, forse il senso di mistero che mi suscitavano…

Quel periodo terminò e Battiato per me finì nel dimenticatoio. Quindi qualche anno fa, scambiando musica con gli amici, mi capitarono tra le mani alcune sue canzoni. Iniziai a sentirle e… non smisi più. Finalmente le capivo! Non potevo staccarmene, ormai ero pronto per conoscere definitivamente un artista unico nel suo genere, e da allora è stata una continua scoperta.

Scrivo queste righe su Franco Battiato sulla scia della giornata di ieri: ho assistito prima a un incontro con lui in una libreria, e alla sera ho visto al cinema il suo ultimo film Niente è come sembra, con la presenza dello stesso Battiato a inizio film. E’ un film piuttosto breve, di circa 70 minuti, che ha raccolto pareri discordanti tra il pubblico e la critica. La trama a grandi linee è questa: Giulio Varga è un professore di Antropologia Culturale appassionato di feste e tradizioni etnico-popolari e durante una spedizione per documentare un rituale di origini pre-cristiane si perde nel bosco. Fortunatamente trova rifugio in una casa e qui si trova coinvolto in una discussione con gli altri ospiti sul senso dell’esitenza. Ogni personaggio illustra il proprio punto di vista. C’è l’ateo, l’agnostico, chi ha perduto la fede, lo scienziato disposto a credere, c’è chi si esprime cantando (protagoniste della scena le fantastiche MAB) e chi facendo i tarocchi (il grande Alejandro Jodorowsky). Questa esperienza, forse, lascerà qualcosa nell’anima del protagonista.

Evidentemente non è un film nel senso classico del termine. La storia che racconta è praticamente inesistente, è in sostanza un pretesto per parlare delle tematiche che al regista stanno più a cuore. Ed è per questo che Niente è come sembra mi è piaciuto. Perché seguo e condivido la ricerca spirituale che Battiato porta avanti da sempre. Chi non è interessato alle sue tematiche è meglio che il film non lo veda: perderebbe tempo perché si annoierebbe guardando personaggi singolari parlare di argomenti ancora più singolari. Ma chi si è già addentrato in un percorso di ricerca e conosce il modo in cui Battiato si esprime vedrebbe dei frammenti di “infinito” in ogni scena, dove nulla è lasciato al caso e tutto contribuisce a far nascere la sensazione di quanto sia ardua e difficile la salita verso la Conoscenza, ma anche meravigliosa. Si spazia dal buddismo alla nuova fisica, dalle origini dell’universo alla fede e all’importanza dell’esperienza. E’ un film ipnotico, è come un breve viaggio nell’Anima. Andata e ritorno, e ti ritrovi con qualcosa in più dentro di te. Capisco perché il regista lo ha realizzato senza pensare alla critica e al linguaggio tradizionale del cinema: il suo scopo era diverso, era quello di esprimere con il mezzo cinematografico quello che normalmente esprime nelle sue canzoni. Ecco, il film è come una sua canzone, è una canzone molto lunga.

Ci sono ovviamente dei punti del film che non condivido, ad esempio è secondo me troppo corto e molti dialoghi sono un po’ stereotipati, anche come recitazione. Credo però che critiche di questo tipo debbano passare in secondo piano per un’opera non convenzionale come questa, che deve essere letta senza usare il metro di giudizio che si ha per le opere più commerciali.

L’ultima cosa che vorrei dire è che mi ha sempre reso felice vedere quanti ragazzi giovani ci siano ai suoi concerti (ho assistito a tre suoi live, sia classici che rock) e ai suoi interventi. Il suo pubblico è molto più giovane di quello che pensavo. E’ bello vedere che siamo in tanti ad essere trascinati dal suo amore per l’arte e la cultura. E’ anche grazie ad artisti come lui che noi giovani riusciamo a capire che in questo mondo, sempre di più, niente è come sembra.

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