Paolo Barnard: il vero giornalismo per smascherare il Potere
Pubblicato da Stefano su mercoledì 23 dicembre 2009
Con Paolo Barnard (http://www.paolobarnard.info) vorrei inaugurare una serie di post dedicati ad alcuni italiani che io considero “eccellenti” e particolarmente adatti a un blog come questo, che parla delle verità che si nascondono ai nostri occhi, di qualsiasi tipo esse siano e senza sfociare in banalità.
Molti conoscono già Barnard come co-fondatore di Report e per le sue inchieste mandate in onda da questa trasmissione. Alcuni dei temi da lui trattati per la Rai sono stati il terrorismo, la globalizzazione e il business dei farmaci. Il suo rapporto con la Rai si è poi bruscamente interrotto a causa della cosiddetta “censura legale”. Cerchiamo di capire di che cosa si tratta dalle sue stesse parole: “Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’. Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ‘scomode’”. Questo problema, la mancata copertura legale dei giornalisti di inchiesta, è tra l’altro venuto alla ribalta recentemente quando il medesimo trattamento è toccato a tutti i giornalisti di Report (anche se poi la RAI ha fatto marcia indietro, ma per il futuro ci sono poche certezze). Pochi però ricordano che Barnard ne parlò già quasi 5 anni fa sollevando con energia il problema della libertà di informazione in Italia.
Come ho conosciuto Paolo Barnard? Lo ascoltai per la prima volta l’anno scorso ad una conferenza dal titolo “Libertà di pensiero o pensiero unico?”, con ospite anche Antonella Randazzo, altro personaggio secondo me straordinario su cui scriverò qualcosa in seguito. Notai subito con piacere il fervore con cui esprimeva le proprie idee, la sua chiarezza e il suo tono di voce. Incuriosito dagli ideali di correttezza e responsabilità di cui si faceva portatore nel mondo del giornalismo, acquistai pochi giorni dopo il suo documentatissimo libro “Perché ci odiano”, basato sul conflitto tra Israele e Palestina, dove le radici storiche della guerra e le rispettive responsabilità sono analizzate con rigore e lucidità. Sullo stesso tema Barnard ha pubblicato su YouTube una serie di video da non perdere dal titolo “Palestina: capire il torto”.
In questi ultimi mesi Barnard si sta dedicando, tra le altre cose, ad una nuova serie di video e articoli sul Potere. Potere in che senso? Lo possiamo capire dall’incipit del sesto articolo della serie, intitolato “Questo è il potere”: “Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo”. Vi assicuraro che vale la pena leggerlo: mantiene le promesse. Per leggere gli articoli menzionati andate nella sezione “Alcune considerazioni su…” del suo sito personale e cliccate sui diversi articoli “Il Potere 1″, “Il Potere 2″ e così via.
Questi interventi rimarcano un altro argomento che sta molto a cuore al nostro giornalista e sul quale ha abbondantemente parlato: l’industria della denuncia e dell’indignazione. Egli afferma che i più celebri personaggi in Italia che fanno controinformazione, come Grillo, Santoro e Travaglio (celebre lo “scontro” con quest’ultimo) sono in realtà inutili e dannosi: occupandosi quasi esclusivamente dei “burattini” del potere e del loro “cortiletto”, distologono l’attenzione sui grandi temi come la vera natura dell’assetto economico-finanziario mondiale, la verità su Israele e Palestina o l’origine e gli scopi della globalizzazione. I temi davvero importanti sarebbero quindi taciuti, e inoltre, dato che già essi si occupano dei “grandi problemi” dell’Italia con una costante visibilità mediatica ed eventi spettacolari come i v-day, i cittadini rischiano di sentirsi sollevati dalle proprie responsabilità. Questa sorta di auto-assoluzione che ci viene data dai “paladini dell’antisistema” sarebbe deleteria perché dovremmo capire che noi stessi siamo parte del problema, che è di natura sostanzialmente culturale e che ci porta sempre e comunque a formare quelle “mafie o parrocchie” che rovinano il tessuto sociale di questo Paese.
In particolare, le “puntate” 4, 5 e 6 degli articoli sopra menzionati sono accompagnate con dei video a dir poco illuminanti che mi preme particolarmente segnalarvi, e non sono altro che la molla che ha fatto scattare in me il desiderio di scrivere questo articolo. Potrei parlare del loro prezioso contenuto per ore, ma mi limiterò invece, per incuriosirvi, a riportare le parole con le quali ciascun video inizia.
1) Paolo Barnard svela il Trattato di Lisbona
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“C’è stato un colpo di stato in Europa. Questa, che è la Costituzione della Repubblica Italiana, non dico che possiamo stracciarla, ma quasi. Il colpo di stato c’è stato, non è una battuta, non ne ha parlato nessuno nei media ed è l’argomento di questa sera: si chiama Trattato di Lisbona…”
2) Ecco come morimmo
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“C’è una domanda che tutti ci facciamo e tutti vi fate, che è una domanda centrale, assillante: la domanda è “perché le cose non cambiano?” Perché nonostante decenni di manifestazioni, di gruppi che si sono organizzati, di proteste, le cose in realtà sembrano non cambiare mai?…”
3) Questo è il potere
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“In questa serie di video vi parlo di chi è oggi il potere [...], questa sera parliamo del potere reale che ci comanda la vita, chi è oggi, i nomi e i cognomi soprattutto…”
Seguiteli con attenzione e vi renderete conto perché Paolo Barnard mi ha colpito così tanto. Cultura, preparazione, coraggio, grande capacità di sintesi e una formidabile chiarezza espositiva lo rendono tra i massimi giornalisti in Italia ancora degni di questo titolo.
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mikaela detto
Amico mio,trovo apprezzabile il tuo impegno. Nascosti da un “nick name” sono in parecchi ad appoggiarlo ma sara’ difficile trovare un altro giornalista che ci mette la faccia come sta’ facendo il grande Barnard, mi auguro che tu abbia ancora tanti anni davanti a te per vedere questa lista crescere
Ciao
Stefano detto
Mikaela, davvero spero anch’io che questa lista possa crescere e portare una nuova cultura in Italia e non solo. Quello che mi fa piacere è che, parlando con gli amici, mi accorgo che le affermazioni di Barnard trovano consensi da persone con idee politiche e visioni del mondo anche molto diverse tra loro. A volte basta poco: aprire gli occhi.
Ciao e grazie.