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Ambrosiano e Opus Dei: parliamone!

Pubblicato da Stefano su Domenica 1 Giugno 2008

In attesa di inizare Fratelli di Italia di Ferruccio Pinotti, come ho anticipato in questo post, ho pensato di farmi una cultura “preparatoria” leggendo i suoi due precedenti libri: Poteri Forti (2005) e Opus Dei segreta (2006). Il primo è un’inchiesta sulla vicenda di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano e protagonista di un crack finanziario di proporzioni colossali, conclusasi con la sua tragica morte a Londra nel giugno dell’ 82. Il secondo, su cui vorrei soffermarmi di più in questo post, raccoglie una serie di testimonianze di fuoriusciti dall’Opus Dei, potente organizzazione cattolica fondata negli anni ‘20 del secolo scorso in Spagna da Josemaría Escrivá (1902-1975) e presente ora in tutto il mondo.

Poteri Forti

La vicenda di Roberto Calvi è uno dei grandi scandali che hanno segnato le sorti del nostro paese. La sua morte, avvenuta per impiccagione sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra, è ancora avvolta nel mistero. Ormai sappiamo che si è trattato di omicidio, sappiamo delle “acrobazie finanziarie” dell’Ambrosiano e del suo coinvolgimento nella gestione delle finanze del Vaticano e di ingenti capitali di provenienza incerta. Il libro, denso di informazioni, è una lettura impegnativa. Non voglio farne un riassunto ma stimolare solo la riflessione considerando i molteplici attori in gioco: Calvi, Sindona, Marcinkus, Gelli, P2, Opus Dei, Massoneria, Vaticano, mafia, IOR, banchieri, doppiogiochisti, segreti incoffesabili, tradimenti, indebitamenti da capogiro, CIA, guerra fredda, onorevoli, faccendieri, palazzinari, omicidi, suicidi, ma soprattutto potere (tantissimo) e soldi sporchi (a fiumi) che fanno il giro del mondo e si perdono tra società fantasma, paradisi fiscali, e una vergognosa commistione tra politica, mafia e finanza cattolica. Appare chiara una cosa: Calvi sapeva troppo, meglio morto che in carcere. Così ci avrebbero guadagnato tutti: politici, mafiosi e monsignori.

Opus Dei Segreta

Opus Dei segreta ha un’impostazione diversa. Il libro dà la parola a uomini e donne usciti dall’Opus Dei dopo diversi anni passati nell’organizzazione. Vi sono state alcune critiche per l’impostazione “scandalistica” e a senso unico: tutti gli intervistati, per la maggior parte numerari (laici che dedicano la vita all’Opera e vivono nelle residenze), hanno avuto un’esperienza negativa e di sofferenza, ed è dunque normale che il ritratto presentato dell’Opus Dei sia negativo. Io ho cercato di leggere analizzando i fatti oggettivi, grazie anche alle discussioni in anni passati su queste tematiche con un mio ex-collega numerario. La mia conclusione è questa: l’Opus Dei ha un lato oscuro di cui si deve parlare e dibattere. Questo libro non è un episodio isolato, molti altri simili ne sono stati scritti in passato e molti siti, tra cui spiccano www.opuslibros.org e www.odan.org, denunciano gli abusi e le sofferenze che i membri dell’Opera sono costretti a subire e far subire, segno che evidentemente non si tratta solo di una persecuzione come i vertici dell’organizzazione vorrebbero far credere. I maggiori spunti di rilfessioni mi sono stati dati dalle seguenti considerazioni:

Obbedienza assoluta e visione dell’essere umano. L’Opus Dei nasce nel clima violento della Guerra Civile Spagnola, con evidenti appoggi al regime di Franco. L’idea del cattolicesimo del fondatore Escrivà è militaresca, ideologica, basata sull’obbedienza e sulla considerazione della persona come un numero necessario alla continuazione dell’Opera stessa, a scapito dell’evoluzione personale. E’ emblematica questa frase di Escrivà del 1955: Escogitare, pensare piani personali, essere al centro del proprio pensiero, considerare se stessi come esseri distinti e intoccabili, [...] questo sarebbe un crimine, una depravazione. Questa visione dell’essere umano è alla base delle depressioni, suicidi e stati di malessere di numerosi numerari, che sentono con prepotenza la stranezza di sentirsi dire di essere dei cristiani come tutti gli altri e al tempo stesso avere l’obbligo di chiedere il permesso per vedere i propri genitori, il non poter andare al cinema o a teatro o leggere un libro a piacere. Non esistono i concetti di crescita personale e bisogno di scoprire le diverse sfaccettature dell’esistenza: tutto è appiattito, già scritto, e ciò che è necessario per te lo decidono le persone a cui devi obbedire e confessare ogni tuo sentimento.

Mortificazioni corporali. Questo è uno degli aspetti più controversi e discussi. I numerari sono tenutu a indossare due ore al giorno il cilicio, una cintura metallica con delle punte che penetrano nella carne (si indossa nella parte alta della coscia) e al sabato usare la “disciplina”, una frusta di corda o di cuoio a cinque capi, con cui ci si deve percuotere per la durata di un Salve Regina o un Regina Coeli. Ma le mortificazioni sono anche più sottili: non cercare la comodità, stare in piedi anche se si è stanchi, non bere se si ha sete, eccetera. Le conseguenze sulla psiche sono immaginabili.

Proselitismo esasperato e segretezza. L’apostolato è uno dei principali doveri di un numerario, tanto che viene stabilito per ciascuno un vero “piano” di reclutamento di cui poi si deve rendere conto al proprio direttore. Le residenze universitarie, i club per gli adolescenti, gli incontri pubblici, sono tutti mezzi per cercare nuove persone da incorporare nell’Opera. Naturalmente, per attirare di nuovi membri, non è esplicita la presenza dell’Opus Dei nei suoi centri, scuole e residenze. Non ci sono targhe di identificazione o opuscoli informativi. Persino la sede centrale mondiale dell’Opera a Roma in viale Buozzi 73 è un palazzo anonimo!

Finanza e intrighi. Si parte con la destinazione all’Opera degli stipendi dei numerari, per arrivare a situazioni macroscopiche come il coinvolgimento nella vicenda Calvi-Ambrosiano, le lotte di potere con la fazione “curiale” del Vaticano per la gestione delle finanze e la posizione di potere di numerosi membri nel mondo della politica, dell’alta finanza e delle banche. Tutto questo porta dunque conflitti di interesse, aiuti reciproci poco chiari e fiumi di denaro da muovere e gestire. Ma ufficialmente questo non esiste: l’Opus Dei secondo le parole del fondatore è una Famiglia povera e numerosa. In realtà è un’organizzazione molto elitaria (i numerari devono avere un titolo accademico), che anzi considera le persone di una certa classe sociale come i migliori candidati per avviare l’azione di apostolato e cercar di trasformarli in numerari.

Condizione della donna. E’ innegabile che nella visione dell’Opus Dei la donna sia considerata inferiore all’uomo. Al di là della netta separazione fisica tra uomni e donne nei centri e negli organi di governo, basti pensare che solo per le donne esiste la figura della numeraria ausiliaria, cioè la numeraria dedita a servire gli altri numerari (a cui danno del lei) e ai lavori domestici e nei Centri dell’Opera. Solo le numerarie donne devono dormire su un’asse di legno con solo una coperta di lana sopra e solo loro, a meno che non siano di classe sociale agiata, hanno serie difficoltà a mantenere la propria professione senza subordinarsi ai doveri verso l’Opera come l’apostolato o la gestione di centri in altre città.

Molto altro ci sarebbe da aggiungere, ad esempio sui motivi che hanno portato alla levatura a Prelatura Personale dell’Opus Dei (1982) e alla successiva beatificazione di Escrivà (2002), sul reclutamento dei giovanissimi, sulla sessuofobia, sulla dimensione settaria e sulla vita delle famiglie dei numerari. Per approfondire, oltre ai classici canali (sito ufficiale, Wikipedia, ecc), consiglio la pagina di IBS con i commenti dei lettori al libro e questo video di Rai.tv tratto da Le Storie di Corrado Augias dove il conduttore incontra Ferruccio Pinotti e Giuseppe Corigliano, il direttore dell’ufficio informazioni della prelatura dell’Opus Dei in Italia.

Ogni medaglia ha due facce. Anche e soprattutto in ambito religioso, purtroppo.

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